21 marzo

 

 

La primavera caccia l'inerzia dell'inverno

 

 

 

 

Aprite gli occhi e cominciate con le pulizie di primavera! Quanta roba si è accumulata e nascosta in tutti gli angoli della casa! La polvere ha coperto la nostra pigrizia delle giornate uggiose.

 

Oggi inizia la primavera! Già da giorni spuntano i fiori e le piante nei giardini. Gli uccelli cinguettano ovunque trovano un ramo d’appoggio. Il mondo si colora di nuovo. Il grigiore dell’inverno è passato.

 

Adesso arriva il tempo di riscoprire casa e giardino o appartamento e balcone. Il sole curiosa già in ogni angolo. I suoi raggi potenti ci mostrano, dove dobbiamo darci da fare. Sgomberare, pulire, selezionare.

 

Non volevamo fare qualcosa del genere già all’inizio dell’anno? Non volevamo riportare il nostro corpo in forma dopo le tavolate abbondanti delle giornate di festa? Ma adesso non ci sono più scuse! Fuori all’aria aperta! Nutrire la mente con l’ossigeno! Depurare e disintossicare il corpo! Far sì che la mente possa tornare più recettiva.

 

Il mercoledì delle ceneri, ho iniziato una cura disintossicante. Doveva durare appena dieci giorni. L’ho accompagnata da una simpatica ginnastica idonea. Già dopo tre giorni mi sentivo meglio. Con grande piacere osservavo il mio corpo. L’addome diventava più piatto. Il gonfiore spariva e non tornava più. Questo fatto mi sorprendeva e mi faceva riflettere. Senza tante rinunce, continuo con quei pochi cambiamenti nella mia dieta e, mi rallegro degli effetti collaterali dimagranti. Non mangio più yoghurt e ricotta e formaggi freschi. Sostituisco il burro con l’olio d’olivo, ovunque è possibile. Anche la farina bianca diventa soltanto un’eccezione. Ogni tanto mi concedo una fetta di pane bianco con l’olio d’oliva crudo. Lo adoro! Sono arrivata al punto che mi basta un pezzettino di cioccolato e non, come prima, che dovevo mangiare tutta la tavoletta. Pure nel caffè sono riuscita a diminuire lo zucchero a un terzo di un cucchiaino.

 

Ma il trucco più efficace è l’aggiunta di un agrume a ogni pasto: il mattino bevo un succo d’arancio o di pompelmo; a mezzogiorno aggiungo un kiwi alla frutta di stagione e la sera mangio un’arancia. Incredibile come mi sono mosso il metabolismo!

 

Con questa meravigliosa leggerezza ritrovata mi rallegro della primavera e dei suoi ”frizzanti” emozioni. Ogni anno, questa stagione, fa rinascere la colorata varietà di fiori e piante e alberi. Tutti allungano la testa verso la luce. Ovunque i germogli si spingono verso l’alto. Presto l’aria sarà inebriante dal dolce profumo dei petali appena spuntati. Fiori freschi arricchiscono ogni tavolino. E nella pancia le farfalle cominciano a brulicare.

 

Si percepisce il mondo sotto un nuovo aspetto. La mente libera una incredibilmente forte energia. Con questo abbiamo definitivamente terminato il pigro letargo invernale. Dopo la pulizia di primavera in tutte le stanze è il turno del guardaroba. Che cosa posso ancora mettere o rimettere? L’entusiasmo ci manda fuori all’aria aperta. Rinasce la nostra voglia di vivere e il bicchiere è già tornato mezzo pieno.

 

Progetti si guardano con più concretezza. I piani si eseguono più mirato. Grinta e determinazione trionfano sulla propria debolezza. Quella, la abbandoniamo ai forti venti che la portino con sé e la abbandonano sull’isola che non c’è…

 

La natura si rinnova e noi vogliamo farne parte!

 

 

 

 

 

 

 

 

11 marzo

 

 

 

Non giudicate dalle apparenze

 

 

 

 

 

La Libreria Bottega delle Parole mi ricorda subito un magnifico libricino di Roberto Vecchioni: Il libraio di Selinunte. L’ho già letto più volte e non sarà stata l’ultima. Una storia meravigliosamente raccontata. Nonostante la prosa è pieno di poesia. Una poesia come si può trovare soltanto nel sud d’Italia…

 

Vista da vicino La Bottega delle parole mi rievoca un’esperienza vissuta negli anni Novanta del secolo scorso:

 

Ero in viaggio da Roma a Napoli, in compagnia di mio marito e uno dei nostri soci. Avevamo un appuntamento a Santa Maria Capua a Vetere, un grazioso paese poco prima di Napoli. Era già piena estate e quindi i negozi si aprivano tardi. Ci trovammo davanti al negozio di quest’antiquario che volevamo incontrare. Era chiuso nelle prime ore del pomeriggio. Giusto, più si scende lo stivale più si spostano gli orari. Avevamo fame ed eravamo pure stanchi da un lungo viaggio.

 

Pochi metri distante da quella galleria d’arte stette un piccolo uomo anziano davanti a un uscio. La casa dietro di lui non aveva finestre nel piano terra. Nonostante il caldo, l’uomo portò un abito marrone e sotto una camicia bianca. Il suo sorriso raggiante svelava giusto un dente nella bocca incorniciata da rughe che raccontavano una vita al sole. Chiedemmo a lui, dove si poteva trovare un ristorante aperto alle tre del pomeriggio. Ebbene, il viso di quest’uomo s’illuminò completamente. Con un ampio gesto della sua mano destra c’invitò di entrare nella sua casa.

 

Eravamo non poco perplessi. Fuori il sole abbagliante rese ancora più buio l’interno che non s’intravedeva da quel piccolo uscio. La fame e la stanchezza ci costringevano di accettare l’invito. Nemmeno uno sguardo furtivo sopra l’uscio ci svelava un’insegna, un nome, un’indicazione che stavamo per entrare in una trattoria.

 

Dentro fu piuttosto buio. Non c’erano tracce di qualsiasi apertura che poteva ricordare una finestra. Appena i nostri occhi furono abituati a quelle poche lampade che diffondevano una luce assai bassa, vedevamo qualche tavolo di semplice fattura su un pavimento di crudo cemento.

 

Per superare il mio imbarazzo chiesi la possibilità di potermi lavare le mani. L’uomo veramente piccolo m‘indicò la porta del bagno e mi porse un asciugamano, accompagnando le sue parole con un sorriso scusante: “Questo è quello con meno buchi.” Dentro di me sobbalzai. Dove sono finita? Con uno sguardo semidisperato cercai i due uomini con cui dividevo quest’avventura. Stavano accomodandosi sulle sedie meno barcollanti. Il mio stato fisico consigliò di chiudere la porta del bagno dall’interno e di rinfrescarmi il meglio possibile.

 

Tornai al tavolo. Sentì giusto le parole del nostro ospite: “Ci penso io. Fidatevi.” Fossi stata cattolica, a quel punto avrei dovuto farmi la croce.

 

Ebbene, in quell’atmosfera più che surreale, ho consumato il pranzo più straordinario della mia vita! Eravamo soltanto in tre e nessuno di noi aveva la più pallida idea, da dove arrivassero tutti questi piatti meravigliosi di pesce, frutti di mare, spaghetti. Arrivò tutto insieme. Ogni piatto superava il gusto delizioso di quello appena assaggiato.

 

Presto apprendemmo che in cucina stava sua moglie. Il locale era loro. Gli affari non andavano più come una volta. Tuttavia, noi siamo stati meravigliosi.

 

Mai farsi ingannare dalle apparenze! Questo è stato la mia stupefacente esperienza di cui ho colto l’essenza per tutta la vita che seguiva!

 

 

 

 

8 marzo

 

 

La differenza tra uomo e donna

 

 

 

 

 

 

 

 

Auguro ha tutte le donne

che possono identificarsi nella loro femminilità!

 

 

Perché tante di loro vogliono per tutta la loro vita dimostrare qualcosa. Portare pantaloni. Non proprio perché hanno delle brutte gambe. Semplicemente per nascondere il lato femminile. Lo sopprimano volentieri con un atteggiamento poco femminile. Vogliono dominare gli uomini a tutti i costi. Non è necessario. È così piacevole di raggiungere molto di più con un sorriso, invece con discussioni infinite e voler sempre avere la ragione.

 

Non voglio essere emancipata!

 

Non sono in grado di fare le stesse cose in cui eccellono gli uomini. Non ci voglio nemmeno provare. È assai più piacevole quando un uomo mi apre la porta invece di sbattermela in faccia.

 

Non nego che ci siano delle donne con un’indole debole. Altrettanto, si possono incontrare pure degli uomini con un carattere piuttosto debole. Proprio per questa ragione mi rifiuto di accettare a priori il ruolo di donna come una “vittima”. Ho conosciuto molte donne orientali e arabe. Non erano sottomesse! Al contrario! Dirigevano la loro famiglia con piglio deciso e autoritario come succede nel mondo occidentale.

 

Ingiustizie e maltrattamenti ci sono ovunque e vengono fatti da entrambi i sessi

 

 

 

 

 

 

17 febbraio

 

 

 

La digitalizzazione globalizza il nostro futuro

 

 

 

 

Digitalizziamo tutto ciò che ci viene tra le mani. Macchine industriali, auto, aeroplani, treni, navi. E anche: vecchi documenti, libri antichi, collezioni storiche, i nostri album di famiglia. Vogliamo passare tutto all’eternità. I nostri appunti e le nostre fotografie digitalizzati rimangono nella rete del mondo o li perdiamo nell’universo infinito?

 

Mentre questa domanda con ogni probabilità rimane attaccata a qualche satellite, continuiamo qui sulla terra a digitalizzare tutto e di più. Alla fine, questo pianeta diventa sempre più piccolo attraverso il collegamento della rete mondiale. Siamo raggiungibile ovunque e possiamo comunicare ovunque e in ogni momento. Soltanto la lingua deve essere quella giusta. Altrimenti non serve neanche la più perfetta digitalizzazione e nemmeno la più efficace larghezza di banda.

 

Quindi, un pochino di umanità nell’era della digitalizzazione ci rimane ancora. Per una buona comunicazione non bastano dei numeri e dei segni. Dobbiamo anche capirli. In fin dei conti non vogliamo soltanto vendere e comprare prodotti e servizi nel nostro paese d’origine. Oggi va di moda il paese, dove trovo il miglior prezzo per la stessa qualità. Di questi tempi ormai si trova tutto su Internet. E chi non parla due o pure tre lingue? Inglese è la base. Inglese viene offerto e usato quasi dappertutto. Forse, il nostro pianeta fra poco parla soltanto una lingua?

 

Oppure l’uomo si arena del tutto e cede il suo lavoro ad autopiloti e robot? Già oggi è in grado di produrre la software necessaria. Nell’industria vengono inseriti sempre di più delle macchine digitalizzate. Per quanto riguarda la precisione e l’efficienza possono superare in ogni momento una risorsa umana. Un buon programma può riconoscere in tempo eventuali errori e può limitare il danno relativo. Il suo “potenziale pensiero” è ineguagliabilmente più veloce e più dettagliato. Il presupposto naturalmente sono gli input di uno specialista professionale.

 

Dall’altra parte l’uomo può, grazie ad un’intelligente digitalizzazione migliorare la sua vita e facilitare il suo lavoro. Gli serve soltanto una buona connessione alla rete. E non ha nessuna importanza, se sta seduto nel suo ufficio oppure veglia in quel momento sui suoi figli.

 

Durante un breve secolo, la digitalizzazione progressiva ci ha portato dalla catena di montaggio alla stampante 3D. Con le infrastrutture adeguate possiamo valorizzare la nostra produttività e, come piacevole effetto laterale, migliorare anche la nostra qualità di vita. Le generazioni a seguire si preparano già per una globalizzazione poliglotta.

 

 

 

 

 

9 novembre

 

 

Tutto quello che una donna desidera da un uomo...

 

 

 

 

Tutto quello che una donna desidera, è un uomo che le fa sentire, di essere molto speciale per lui.

L’ha detto un mio amico qualche tempo fa.

 

 

 

Ebbene, care signore, il contrario è altrettanto importante! Forse, per quello che il mio matrimonio funziona così bene!

 

In particolare, quando la tristezza e la rabbia sono di nuovo ospiti sgraditi. Allora, mio marito richiama subito l’armonia e cerca di riequilibrare l’atmosfera affinché si sciolga in ragionevolezza. È un maestro in questo gioco! Perché ha una virtù che non deve mancare né all’uomo, ma nemmeno alla donna: sa ascoltare! E poi pone le domande adeguate oppure, ancora meglio, sa dare le risposte giuste.

 

Non è sempre stato così. Soltanto una certa maturità ci ha portato a questa comprensione. Noi due abbiamo entrambi un forte carattere. Sovente autorevole e decisivo, eloquente e volentieri dominante. Non è sempre accettato, reciprocamente. Questo comportamento può portare a delle tensioni. Gli inconvenienti sono programmati. Nonostante che ci presentiamo esternamente con una forte personalità, abbiamo un’anima, che si può ferire, che può soffrire.

 

Non sempre è possibile di far finta di niente quando veniamo punzecchiati o dobbiamo subire delle sconfitte e, di seguire la propria strada come niente fosse successo. Gli uni si rifugiano nella riflessione cercando di chiarire i loro dubbi. Gli altri reagiscono con una mente creativa. Ma, prima di tutto, devono essere curate le ferite subite. Carezze verbali e fisiche sono i migliori cerotti. Riportano la calma.

 

Mio marito preferisce la riflessione solitaria. Le sue esperienze vengono analizzati, giudicati e infine arriva soltanto quello alla superficie che non può essere superati da lui stesso. Allora sta a me, di rinforzare la sua autostima, di comprendere il suo dolore e di aiutarlo a superare questi momenti tristi. Tra due persone che si amano e si rispettano e, forse si conoscono pure da molto tempo, sovente è sufficiente un tenero sguardo che segue un abbraccio spontaneo. In questi momenti cerchiamo soltanto una conferma, un calore umano e, una certa sicurezza. Con questi gesti si può ricaricare l’autostima, si può di nuovo credere in se stessi e si può proseguire la propria strada con rinnovata convinzione.

 

 

 

 

Antonella Bonora
Antonella Bonora

 

 

 

 

22 ottobre

 

 

 

 

Bearsi nei pensieri

 

 

 

 

Il mondo rimane fuori. Ha bisogno di un lavaggio profondo, con tutta la pioggia e il vento necessari. Dentro diventa accogliente. Le candele emanano una profumata sensazione di benessere. Le bibite diventano più calde e più dolci. Torte e biscotti si preparano presto nel proprio forno.

 

Un libro accende il cinema nella nostra testa. Leggere qualche pagina. Con il pensiero seguire la scena ancora una volta. Lasciarsi sciogliere le parole sulla lingua. Leggere più lentamente per non perdere il godimento. Magari ripetere una frase, perché si possa trattenere da qualche parte sul nostro memory lane. È stato così bello, diventerà ancora meglio. Come finisce la storia? Continuare a leggere senza riflettere. Caffè o tè o cioccolata calda sono ancora disponibile. Il tempo, lo prendiamo.

 

I più frettolosi scrollano nell’Internet. Un testo sveglia la curiosità, da qui cresce l’interesse. Idee nuove vengono studiate con cura. Tramutano velocemente in nuovi concetti. Perché non pensarci per un attimo? Accettare qualcosa di nuovo e provarlo pure?

 

Fuori rimane buio e uggioso. Dentro illuminano le candele e il fuoco del camino. L’anima lascia volentieri le sue porte aperte, affinché possano molto calore e ancor più luce trovare la strada. Fuori rimane l’atmosfera tetra, dentro ci sono nuovi ospiti. È arrivato l’entusiasmo. Porta con sé l’energia necessaria. E – voilà – in questi ritagli di tempo nasce una nuova decisione. La bozza si forma in un quadro realizzabile e l’immaginazione è di colpo eseguibile.

 

Il potere delle lettere ha vinto. I mostri climatici possono pure agitarsi e sfogarsi e attaccare. Noi rimaniamo calmi e ci infiliamo un po’ di più nella morbida coperta. Non vediamo ancora la fine del libro, del testo, della storia, quindi leggiamo, riflettiamo, sogniamo, inventiamo…

 

 

 

 

 

 

 

17 ottobre

 

 

 

Quando la critica si trasforma in elogio

 

 

 

 

 

Verso la fine di settembre, una coppia di pensionati stavano rientrando dalle vacanze e volevano fermarsi prima di raggiungere la Saar. Caso vuole, che un guasto elettronico della loro macchina li ha costretti a fermarsi nei pressi di Würzburg, una bella città nel centro della Germania. Verso mezzanotte avevano trovato una camera, ma soltanto a 60 km di distanza. Questa circostanza li ha portati a criticare pubblicamente la città e di dichiarare di evitarla in futuro.

 

Bene, non avevano trovato una camera in un albergo con portiere di notte, perché quello è stato il vero problema per loro. Le pensioni e gli alberghi più semplici non sono raggiungibili nel bel mezzo della notte. Io ritengo che questo fatto sia un dato molto positivo per la città di Würzburg. In fondo non vive soltanto di turismo, bensì ospita anche uomini d’affari che arrivano in città per seminari, riunioni, fiere e quant’altre ragioni commerciali. Inoltre, non sono da sottovalutare le sue università con i loro centri di ricerca, famosi in tutto il mondo. Non trovare una camera in una tarda notte di settembre, in una città “dinamica e attiva” (con questi attributi Würzburg ha recentemente guidato una classifica in Germania!) è per me assolutamente positivo!

 

Anch’io ho vissuto un’avventura simile. Allora mi trovai sul ritorno da Napoli a Milano. Fu un viaggio d’affari insieme a mio marito e uno dei nostri soci. L’intenzione fu di pernottare a Roma. Avevamo ignorato che l’indomani a Roma si sarebbero svolti i funerali di Alberto Sordi! Nostro socio aveva un buon amico alla polizia di Roma. Nemmeno lui poteva aiutarci a trovare due camere. Roma è molto grande e sicuramente ci sono altrettanti alberghi. Tuttavia per quest’occasione furono tutti strapieni. Il nostro viaggio diventò un’odissea. Rassegnati, proseggiammo verso Nord.

 

Intorno alla mezzanotte lasciammo l’autostrada. Nel bel mezzo della notte provammo a bussare alle porte di piccole pensioni e alberghetti. Nessuno aprì. In fondo non ci meravigliammo più di tanto. Tornammo in autostrada. Stanchi, esausti, ma non volevamo desistere. Soltanto a Perugia trovammo un albergo. Alle tre di notte! Ma non per questo ci sarebbe venuto in mente di scaricare tutta la responsabile della nostra odissea alla città di Roma o addirittura di portarle rancore.

 

Può succedere. Quella coppia del Saar aveva una panne con la macchina. Ma non per questo ci debbano essere libere le camere a Würzburg. L’articolo sul giornale locale è stato unito a una statistica molto eloquente. Il giornalista aveva pubblicato la disponibilità dei sei alberghi più grandi che si trovano in questa città. Bene, per quel weekend di ottobre, i due alberghi con oltre 200 camere avevano appena, rispettivamente quattro e otto camere disponibili. Gli altri quattro erano al completo. L’associazione alberghiera della città ne sarà felice!

 

 

 

 

 

5 ottobre

 

 

 

La mia vita con Valentino

 

 

 

 

 

 

Ho passato la mia vita nei suoi vestiti. Nel lontano 1981 ho acquistato il mio primo cappotto. Bianco! Morbido! Avvolgente! L’astuta commessa vide subito il luccichio nei miei occhi. Non ci volle molta fatica da parte sua per vendermi anche una camicia da sera in pizzo di seta nera. La indosso ancora oggi, quando l’occasione me lo consente o meglio, la richiede. Ti senti subito irresistibilmente femminile. Tant’è che ho voluto immortalare quel capo senza tempo e sempre attuale sulla copertina del mio nuovo libro “Dein Spiel”.

 

Dopo questo primo acquisto ci sono seguiti innumerevoli altri. Negli anni Ottanta del secolo scorso (orrore quanto sembra lontano!) fu molto facile rivendere abiti firmati, soprattutto in una città come Milano. Il mio lavoro esigeva continui cambi d’abbigliamento, almeno annuali. Anche se adoro da sempre la linea classica ed elegante, non mi era consentito di indossare i tailleurs e i vestiti fino al loro esaurimento. Anche perché, la qualità di Valentino non conosceva fine.

 

In quegli anni si lavorava ancora con tessuti durevoli, con tagli che accarezzavano i corpi. Uno stile elegante, ma sempre accentuato al femminile. Con un “Valentino” mi sentivo sicura dalla mattina fino alla prima serata. Soltanto per l’opera o il teatro mi cambiavo ancora.

 

Purtroppo, l’evidenza dell’età non si ferma davanti a nessuno. Prima o poi, dovranno trovarsi una soluzione pure gli attuali ultraottantenni ancora in attività, come Giorgio Armani e Karl Lagerfeld. Valentino esprimeva una classe naturale. La sua eleganza e il suo estetismo glielo vietavano di andare oltre il consentito. Soprattutto in un settore effimero come la moda. Intorno ai suoi settant’anni fece in tempo di festeggiare quarant’anni di Maison Valentino, prima di cedere la casa ad altri. Oggi appartiene a una ricca famiglia araba.

 

Una mia cara amica aveva iniziato la sua carriera molto presto dalle Sorelle Fontana a Roma. Allora fu uno degli atelier sartoriali più prestigiosi in Italia. Più tardi sposò un antiquario e seguì il suo talento come ricamatrice soltanto in privato. Sovente mi raccontò, con mal celata fierezza, un piccolo aneddoto assai adorabile e tipico per Valentino: Un giorno, sua nipotina le chiese di farle una giacca ricamata di paillettes come l’aveva appena vista da Valentino. La paziente e bravissima nonna le esaudì questo desiderio. La ragazza esibì la giacca in occasione di una Prima Teatrale, sempre a Roma. Caso vuole che pure Valentino Garavani fu tra il pubblico. Il grande sarto si avvicinò alla ragazza e le disse a voce molto bassa: “Chiunque abbia copiato questa giacca da me creata è straordinariamente brava.” Naturalmente rivelò la ragazza con grande orgoglio il nome di sua nonna. E Valentino le mandò i suoi più sinceri complimenti.

 

Proprio per questo suo stile di vita, sempre elegante e fuori dai tempi, sarebbe stato meglio rimanere nel suo sontuoso castello vicino a Parigi e seguire soltanto le sue fondazioni sociali e la sua scuola di moda. Ahimè, ma la vanità della vita ci provoca, insiste e noi precipitiamo nella rete del patetico. Io preferisco ricordarmi Valentino Garavani come lo conoscevo e con i pochi vestiti che mi sono rimasti della sua epoca e che sono eternamente attuali!

 

 

 

 

 

 

 

 

3 ottobre

 

 

 

 

La Traviata a Roma

 

 

 

 

 

L’opera “La Traviata” in scena a Roma è stata molto pubblicizzata.

 

Per la regia è stata chiamata Sofia Coppola. Da tempo, affermata e oscar-premiata regista a Hollywood, non più soltanto la figlia di Francis Ford. Per la prima volta si è avvicinata a un’opera. E Valentino Garavani ha lasciato il suo sontuoso ritiro per partecipare alla creazione dei costumi. Naturalmente affiancato dalla coppia di designers che lavorano da oltre vent’anni per la maison e che ora sono loro i soli responsabili delle collezioni.

 

“La Traviata” di Verdi è molto famosa in tutto il mondo, in particolare in America. Mio marito conosce a memoria ognuna delle sue arie. Purtroppo gli canta pure, quando ascoltiamo le opere in privato. Ebbene, sabato sera, abbiamo avuto il grande piacere di poter vedere questa “Traviata romana” su Arte. Naturalmente è stata trasmessa la Prima con tutto il suo pubblica particolare, come di consueto, per la maggior parte privo di ogni cognizione lirica. Poco male. Importante vestire Valentino per il tappeto rosso. Anche se tutti i suoi clienti sanno bene che ha venduto la maison tanti anni fa.

 

Ma nessuno mi ha presentato Federica Dotto! E figuriamoci che qualcuno ha parlato di Antonio Poli o di Roberto Frontali. Quest’opera è basata su un trio di cantanti che devono andare oltre i loro limiti. “La Traviata” sembra un’opera popolare, di bel canto. Tuttavia, perché quel canto diventa veramente bello ed emozionante ci vogliono delle grandi voci con un’assoluta padronanza del proprio organo vocale. Ebbene, in questa occasione sono riusciti in pieno.

 

Mio marito canticchia volentieri le arie insieme ai cantanti. Ma questa volta ha smesso ben presto. Senza pubblicità, senza intervallo abbiamo seguito l’opera come in un unico soffio. Le voci erano brillanti, ma l’abilità di Violetta a coniugare il suo splendido soprano con una recitazione eccelsa mi ha emozionato fino al suo ultimo respiro. Mai prima d’ora (e ne ho viste diverse “Traviate” nella mia vita) mi ero commossa così tanto. Francesca Dotto mi ha strascinato con sé e mi ha lasciato sentire tutte le sofferenze di Violetta in un modo straziante. Sono rimasta stregata dalla bravura di quest’attrice prima ancora dello straordinario controllo del suo organo vocale.

 

 

 

 

 

 

 

 

23 settembre

 

 

 

Il mutamento climatico

 

 

 

Negli ultimi anni l’autunno si è scaldato sempre di più, grazie al cambio del clima. È diventato anche più colorito. I colori esplodono sulle foglie come i fiori in primavera. Tuttavia, la paletta è assai più calda. Le tonalità rimangono molto più solari. Sì, perché non si dovrebbe guardare i colori che si vedono ora nella natura come marciti e morti, bensì di scorgere in loro ancora gli ultimi raggi di sole. In fondo sono sfumature calde che ci facilitano di accoccolarci nella stagione autunnale. Fuori, i profumi hanno una nota intensa di terra. Ci portano sui gusti dei funghi, dell’uva, delle pere e dei prugni e presto anche verso le bevande sfumanti e i vini rossi ben maturi.

 

Il sole è ancora piacevolmente caldo. I suoi raggi ci entusiasmano e non lasciano sorgere nessuna depressione autunnale. Il nostro entusiasmo viene riscaldato dalle temperature miti che ci consentono di continuare a rimanere all’aperto, di tenere interessanti conversazioni con i nostri amici, di godere un bicchiere di buon vino, di lasciar riemergere ancora una volta le emozioni delle vacanze estive.

 

Più prima che poi, la pioggia ci manderà dentro le case. Presto la nebbia ci toglierà la vista sulle strade. Per questo sono felice di poter godere ancora questi ultimi bei giorni. Chiamateli come volete. Una tarda estate? Oppure preferite un autunno d’oro? Qui è già inserita la parola magica, per la quale il nostro animo fa capriole: doro. Ci ricorda subito lo splendore, la ricchezza, la bellezza e il benessere. È proprio quello che vi auguro per le prossime settimane e il futuro che si avvicina.

 

Un professore assai gentile e altrettanto conosciuto ha detto poco tempo fa, durante una sua lezione sempre molto divertente:

 

Il futuro è soltanto una riflessione del passato.

 

Vorrei ampliare questa frase famosa. Prendete i bei ricordi e la preziosa esperienza del passato e portateli nel futuro. Vi porta a un meraviglioso dinamismo, nutrito da una ricca energia che rinforza sicuramente la vostra autostima.

 

Il cambiamento climatico dovrebbe mutare anche qualcosina nelle nostre menti e congedare le depressioni dei mesi freddi e uggiosi. Voi riuscirete sicuramente con un deposito di benessere d’oro nella vostra anima!

 

 

 

 

 

 

13 settembre

 

 

La più bella poesia sull'amicizia

 

 

 

 

 

 

 

 Un amore mancato forse sospeso, forse impossibile.

L'amicizia tra un uomo e una donna,

quando si rileva nel tempo profonda e indistruttibile,

rappresenta una delle esperienze affettive

più intense e appaganti della vita.

Non è scritto da nessuna parte che io e te

non possiamo essere amici per la pelle,

anche per tutta la vita e

che non possiamo provare emozioni,

affetto e confidenze intime,

solo perché non siamo amanti.

Questa è un'altra forma d'amore...

Tu sei costantemente presente nella mia vita,

mi accompagni in ogni istante,

anche quando sei lontana.

Tutto ciò è un miracolo dei sentimenti.

Sensazioni fortissime,

brividi irripetibili,

ma è tutto in sintonia.

Tu sei una delle pochissime donne

ad essere veramente degna

di portare questo nome.

Ci facciamo carico entrambi

dei pesi dell'altro.

Questo è l'ingrediente

più importante dell'amicizia.

Non mettiamo confini,

non mettiamo legami,

tutto funziona.

Non stiamo insieme, non ci vediamo,

non ci parliamo ma ci pensiamo

sempre.

E quando ci ritroviamo,

il calore dell'abbraccio è sempre della stessa

intensità.

L'amicizia si rafforza quando

ci si perde di vista o

sentiamo la mancanza di uno dell'altro e

alla fine,

essere vicini col cuore è

più importante che esserlo fisicamente.

Ciao amica mia!

 

© Gianni Gualmini – Amica -

 

Qualora vi siate incuriositi continuate qui:

 

https://www.facebook.com/UnanimaInCammino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

24 agosto

 

 

 

La bambina nella donna

 

 

 

 

 

Mi serve ogni muscolo del mio corpo quando gioco con la nostra nipotina di quindici mesi! Da qualche tempo ha scoperto i nostri piedi. All’inizio retrocedeva leggermente con un’espressione sul viso che esprimeva più curiosità che paura. Alla fine vinceva il suo enorme interesse per ogni cosa nuova. Ora ha trovato un gioco con quelle robe per lei giganti che si muovono: ci mette una palla, uno dei suoi animaletti di peluche oppure qualche oggetto di passaggio tra i piedi e aspetta finché noi li alziamo e con un leggero movimento li tiriamo verso di lei.

 

Oppure camminiamo insieme. Non conosce la stanchezza! Che si tratta di asfalto, di sabbia oppure di erba (pure ancora bagnata dalla rugiada, non si disturba affatto!), tutto va bene per lei. Con grintoso orgoglio si dirige verso la sua meta. Sono già contenta che, nel frattempo, le serve soltanto ancora una delle mie mani! Sembra volermi dire: Corri, corri…

 

Facciamo un sacco di cose insieme. Ovviamente mi adeguo al suo linguaggio monosillabico e rispondo pure io con gesta molto espressive. È incredibile com’è possibile a comunicare senza grammatica e vocaboli.

 

In quella situazione appare in me: “la bambina nella donna”.

 

Poi mi chiedo, perché conosciamo soltanto “il bambino nell’uomo”? Associate forse soltanto un bebè che deve ancora nascere con “il bambino nella donna”? Anch’io ho dei pensieri che ogni tanto richiedono una certa libertà. Oppure mi piacerebbe giocare in modo così semplice e infantile che nessun adulto mi seguirebbe. Allora faccio visita alla nostra nipotina. Con lei posso sfogarmi e posso pure imparare un sacco di cose! Oh sì, non è soltanto viceversa. Lei mi copia volentieri, tuttavia m’insegna pure tante cose.

 

La sua curiosità non si ferma davanti a nulla. Riesce persino a porre delle domande, con gli occhi, con i suoi “Oh” e i suoi “Uiii”. Perché ci possiamo intendere bene, scelgo anch’io delle parole semplici, con cui spero che, prima o poi, rimanga qualche d’una nella testolina intelligente della piccola ragazza.

 

L’immergere in questo mondo è per noi emozionante quanto lo è per la piccola. Più tardi, quando facciamo una passeggiata sul nostro personale Memory Lane, brilla un sorriso malinconico nei nostri occhi. Non possiamo riprenderci quei tempi passati, ma possiamo ripassarli nella nostra memoria ogni volta che vogliamo o sentiamo la necessità.

 

Peter Pan, lo dice già il nome, è un uomo, e questo essere maschile vuole rimanere un bambino per sempre. Uno che ha sempre voglia di fare qualche scherzo, uno che non prende quasi niente sul serio, uno che porta la leggerezza della gioventù dentro se stesso. Perché non possono farlo anche le donne?

 

Dobbiamo essere per forza sempre delle guastafeste con la severità materna? Ovviamente ho anch’io la parola “no” nel mio vocabolario. E anche la nostra nipotina la conosce già molto bene. Ciò nonostante, qualche volta, le lascio superare i suoi limiti. Perché pure lei possa accorgersi fin dove può arrivare. Ciò che più la rende felice che rimango con lei anche dopo la decima ripetizione dello stesso gioco. È incredibile quanta energia questi piccoli personaggi possono avere. Per questo approfitto del suo tempo e mi lascio guidare. Mi concede degli sguardi assai interessanti in un mondo per noi spesso sconosciuto o forse anche soltanto ignorato. Ogni giorno mi stupisco di nuovo con quanta intelligenza assorbe e raccoglie ogni cosa.

 

Quando arriva al suo limite, si rivolge a me:

 

Nei suoi occhi luccica la parola “Aiuto”.

 

Il suo sorriso risplende la parola “Grazie”.

 

Nella mia anima gli ormoni della felicità fissano questi momenti bellissimi e li serbano per le giornate grigie.

 

Allora mi rallegro per “la bambina dentro di me”…

 

 

 

 

 

 

22 agosto

 

 

Impressioni norvegesi

 

 

 

Non è necessario di andare su fino a Bergen, per sentire lo spirito di Peer Gynt. Io ho viaggiato lungo la costa nel sud della Norvegia: da Stavanger fino a Kristiansand, con una capatina nell’entroterra montuosa verso Landeskogen.

 

Ho vissuto le ultime settimane tra Farsund e Vanse. Quest’angolo è uno dei luoghi preferiti dai norvegesi per le vacanze estive. I fiordi diramati ricordano vagamente la laguna di Venezia. L’acqua, però, è più pulita. Le barche sono decisamente più piccole. Le navi giganti che attraversano gli oceani rimangono nei porti importanti delle grandi città. Qui, s’incontra i pescarecci di legno della gente del luogo oppure i motoscafi dei turisti e di qualche residente. Quell’acqua salato incredibilmente pulita è ovunque circondata da montagne boscose. Ogni tanto spuntano pietre arrotondate dal mare. Si tratta dei ghiacciai che si sono formati nei secoli, e sono rimasti ancorati nella profondità del mare. La navigazione delle barche è costretta a raggirarli con largo anticipo. Soprattutto le pietre più piccole costituiscono un grave rischio con le loro propaggini insidiose e invisibili appena sotto la superficie dell’acqua.

 

Lo skipper è costretto a raggirare pure delle piccole isolette. Sembra incredibile, ma su queste isole spesso sono state costruite delle case. Naturalmente mi sono chiesta quale tipo di “vita naturale” si può trovare su quei cucuzzoli isolati. Tuttavia, mi hanno detto, che non sono così scomodi quanto sembrano. L’elettricità è fornita da pannelli solari. In Norvegia è anche usato per il riscaldamento. E la canalizzazione è regolata da un filtro biologico, casa per casa.

 

Sulla costa esiste soltanto una grande strada, l’E43. Quando guidavo in quelle curve, domandavo spesso al mio ospite norvegese: “Acqua dolce o acqua salata?” A destra e a sinistra ci accompagnavano laghi e fiordi. A prima vista non ero in grado di distinguere. Quando siamo saliti a Eiken e abbiamo proseguito fino a Landeskogen, dei laghi piuttosto grandi ci accompagnavano pure su quella strada di montagna.

 

In Landeskogen, un sanatorio per malati di tubercolose è stato trasformato in “centro di pace”. Devo ammettere d’aver sentito un leggero brivido quando sono entrata nella prima stanza del museo. A destra era esposto un Trabi, nel centro si trovavano manichini di soldati in uniforme ad altezza naturale, e sopra la grande insegna “Checkpoint Charlie”. A sinistra c’era un’altra macchina della DDR, ma non riuscivo a riconoscere il modello. Ho proseguito in fretta verso le altre stanze. Ogni sala, piccola o grande, era decorata con simboli della pace.

 

Fuori, nel bosco, aspettavano gli elci. Erano docili e si lasciavano foraggiare e accarezzare. Le corna arrotondate e quasi morbide ricordavano molto le favole. Presto mi veniva in mente Babbo Natale.

 

Avevo prenotato il traghetto del ritorno per le otto del mattino. Significava: partenza alle cinque! Il sole sbadigliava in fondo al mare. Pure lui stava ancora pensando di svegliarsi. Con i suoi primi raggi tingeva il cielo con dei magnifici toni del rosa.

 

Nell’interno del paese, la foschia creava dei magici veli di nebbia sui laghi. Qualche volta mi sembravano piccole file di perle che spuntavano dall’acqua e volevano raggiungere le nuvole. Si perdevano nelle corone degli alberi, sui quali si appoggiavano ancora le nuvole basse.

 

Dietro la prossima curva sbucava nuovamente un lago incantato. Poco ci mancava è avrei frenato troppo bruscamente. Fortunatamente la strada a quest’ora mattutina era pressoché vuota. Eppure, intendevo godermi questo spettacolo. Tra le canne, distante qualche metro dalla sponda, c’erano delle piccole barche ancorate. Non riuscivo a vedere nessun pontile. Nemmeno vedevo l’acqua, soltanto la foschia del tempo di nessuno. Le barche sembravano sospesi nel nulla. È stato sicuramente l’immagine più intensa e più bella che ho potuto cogliere. Purtroppo non mi era stato possibile, né di fermarmi, né di fotografare. Ma, l’ho fissata per sempre nella mia anima.

 

 

 

 

 

 

 

 

19 luglio

 

 

La natura si difende

 

 

 

 

 

 

Fuori è arrivata finalmente l’estate. Sarà soltanto una breve visita oppure rimane per il tempo stabilito sul ormai inaffidabile calendario? Non lo voglio neanche sapere. Intanto mi godo il caldo, secco e piacevole. E rispetto il sole! Altrimenti saranno guai – sulla pelle e nella testa!

 

Tanti parlano del rispetto per la montagna, per il mare, per gli animali (escludo volutamente gli uomini). Ma il sole, le forze della natura sono qui, a nostra disposizione e devono essere sfruttati. Lo pensiamo noi. Loro, però, non lo gradiscono affatto. E si difendono con una veemenza, che questa generazione subisce appena. Soltanto il futuro conoscerà i veri effetti.

 

Prendiamo tutti quei “avvenimenti” dei giorni che precedono la luna piena. Quando le persone impazziscono e commettono azioni, di cui avrebbero persino paura, se solo si fermassero a riflettere per un mezzo minuto. La luna crescente li dà l’adrenalina necessaria e li sottrae la concentrazione indispensabile.

 

Nel loro ardore non si accorgono quanto dipendono da una cosa, quanto sono incitato da una cosa, che supera eccessivamente la loro intelligenza. Per queste persone viene tutto dalla loro testa. Si difendono contro l’ingiustizia, fanatizzano i loro problemi, tentano la battaglia contro l’impossibile. Cercano la conferma nel loro subconscio, senza capire, che non possono influire su quest’abisso della nostra anima.

 

Sui giornali si legge soltanto dei più “gravi” misfatti. I delitti “minori” rimangono anonimi nella vita quotidiana, anche se sono altrettanto abominevoli. Non vedo nessuna differenza tra l’ignorante sadico che lascia il suo cane o il suo bambino con queste alte temperature estive soffocare nella macchina parcheggiata chissà dove e il killer impazzito che spara sulle persone o che li attacca con un camion. Entrambe le cose sono ugualmente gravi e non accetto nessuna giustificazione, cui contenuto tenta di costruirsi soltanto con ignoranza superficiale.

 

L’estate è la presunta stagione più bella. Eppure, piano piano, dal cambio di clima degli ultimi decenni, questi mesi sono diventati sempre più pericolosi. Il cosmo sembra difendersi. Manda ancora le sue influenze sugli abitanti terrestri. Qualche volta, però, sono così furenti che dovremmo temerli. Oppure sono forse gli innumerevoli satelliti con cui vogliamo accelerare la nostra già stressante vita, i cui raggi … avvelenano … le naturali influenze cosmiche?

 

 

Angelo Fiordiponti
Angelo Fiordiponti

 

 

 

 

6 luglio

 

 

 

Amo il mattino

 

 

 

 

Amo il mattino. Mi porta una nuova giornata, piena di speranze. Mi dà la possibilità di correggere gli errori di ieri. Ricevo un pieno di aspettative per un miglioramento personale.

 

La mia autocritica non si stanca mai. I momenti rari, in cui mi applaude, si arginano subito, appena mi mostra, dove posso ancora crescere. Anche se si tratta soltanto di un minuscolo dettaglio con cui posso limare e perfezionare quella cosa.

 

Per alcuni potrebbe trattarsi di sciocchezze poco rilevanti. Io posso infastidirmi seriamente. Con il tempo ho imparato di trattarli con indulgenza. Spesso ci dormo su e lascio che la notte mi porta i giusti consigli.

 

MAI PIÙ REAGIRE ISTINTIVAMENTE!

 

Questo me lo sono ripromesso da tanto tempo. Soprattutto quando si tratta di prendere delle decisioni importanti. Si agisce meglio con calma che con deduzioni precipitose. La stessa cosa vale anche per le parole impulsive. Una volta pronunciate, diventa poi molto faticoso a spiegare la smentita.

 

Nella nostra società sempre più effimera tanti esigono una replica ancor prima d’aver posto la domanda. Sarebbe assai più intelligente di riflettere sul nocciolo della questione prima d’esprimere un pensiero che dovrebbe essere alquanto ragionevole. Ho sempre ammirato le persone che si prendono il tempo necessario per parlare, per rispondere, per esprimersi. Questo è solo possibile quando ci si lascia il tempo necessario. E, quando si pronuncia le parole con una certa lentezza.

 

Questa velocissima pronuncia si aggira ormai da tanti anni. Forse siamo stati contagiati dai doppiatori dei film e delle serie televisive che nelle lingue europee hanno poco tempo per interpretare il testo originale in inglese. Oppure dipende dal modo come usiamo le moderne tecniche di comunicazioni. Penso soltanto con quali abbreviazioni assurde era stata violentata qualsiasi lingua nei primi tempi degli sms!

 

Per questo sarebbe assai più sano e ragionevole se qualche volta semplicemente ci fermassimo, ci sedessimo da qualche parte in silenzio, oppure facessimo una breve passeggiata. Riflettere, analizzare, dare la possibilità alla mente di riordinare le idee. Allora le frasi diventerebbero più chiare e comprensibili. Le parole ritroverebbero la loro strada.

 

Uno degli elementi più importanti della nostra vita frenetica è una comunicazione espressiva che vuole essere preparata perbene. Ogni giorno. Anche a questo serve la mattina…

 

 

 

 

 

 

 

23 giugno

 

 

 

I dettagli sono gli atomi della vita

 

 

 

 

La nostra vita è composta d’innumerevoli piccoli dettagli. Sono come gli atomi. Senza di loro non esiste il tutto. Forse è per questa ragione che io mi posso agitare assai di più su questi, per la maggior parte, piccoli gesti, che spesso sono privi di un’apparente importanza, anziché su un grande tema o problema che si guarda da diversi aspetti e si analizza con calma. I piccoli momenti, però, quando qualcuno rivela il suo vero subconscio, sono molto più eccitanti. Nel vero senso della parola.

 

Soltanto un esempio: quando qualcuno è sempre gentile e educato nei tuoi confronti, ma sta molto attento che non si porta nella situazione di doverti fare un piacere o aiutare in qualsiasi modo, e che ti ribadisce sempre con esempi e argomenti contrari, a prescindere di ciò che proponi.

 

Questa cordialità è come la glassa di zucchero che deve coprire la propria indole. Ma, quest’ultima riappare sempre. Se glielo faccio presente lui o lei si ritira in silenzio. Per riflettere? Oh, mi hanno scoperto? Probabilmente, perché dopo un breve tempo questa persona diventa ancora più gentile, a parole. E non si rende conto che calca troppo questo cortese venire incontro e che questo suo comportamento prende un effetto contrario, molto scaltro e poco piacevole.

 

Io tento di sviluppare ogni momento della mia vita con innumerevoli piccoli dettagli che espandono il buon umore, che chiariscono dei dubbi, che mi tirano su quando sono caduta di nuovo. Per questo distribuisco complimenti che non soltanto vengono colti con favore, ma che si trasformano volentieri in boomerang. Accompagno ogni saluto con un sincero sorriso. Spesso richiamo delle reazioni sorprendenti, che hanno soprattutto un’origine positiva. Anche, se mi ritorna soltanto un sorriso raggiante, e il resto del viso mostra tutta la sua perplessità. In certe situazioni, quando il panico è in agguato e una distruttiva irrequietudine mi vuole assalire, richiamo qualche successo del passato alla mia mente. Possono essere conversazioni in una lingua straniera, oppure riconoscimenti particolari per un buon lavoro. Esperienze di questo genere hanno un effetto stimolante, impediscono ai momenti tristi di continuare e mi aiutano di proseguire con dei pensieri positivi.

 

Una virtù che mi ha insegnato mio marito durante tutti questi lunghi anni della nostra vita in comune. È incredibile, ma anche nelle situazioni più negative trovo ancora un pizzico di buono che può insegnare, che posso recuperare.

 

Non è facile, ma faccio parte delle persone che soltanto con duro lavoro possono raggiungere un poco di compenso e stima. Non mi capita mai che esca da casa e incontro esattamente quella persona che mi può aiutare. Io devo combattere. Da sola e inflessibile. Prima o poi si spargerà la voce fino alla tenacia. Allora la pazienza avrà fatto la sua parte e il successo non troverà più ostacoli sulla sua strada.

 

 

 

 

 

 

 

21 giugno

 

 

 

Con la pastorale alla ricerca dell'estate

 

 

 

 

 

Quando i fiati con i loro toni acuti imitano le voci degli uccelli, sembra rinascere la primavera. Presto le corna con il loro suono pieno invitano a uno sguardo sognante nel bosco. Ci ricordano le feste e le caccie d’altri tempi. E i violini e violoncelli lasciano frusciare al vento le foglie degli alberi e dei cespugli. Proseguendo le melodie diventano più intensi e più tondi. L’estate sembra arrivare.

 

Almeno, alle mie orecchie piacerebbe sentire così, quando ascolto una delle mie sinfonie preferite contro il maltempo. È stata composta da Ludwig van Beethoven. L’ha chiamata giustamente “La pastorale”. È la sesta della sua gloriosa serie.

 

La pastorale è anche un genere della pittura. Su questi dipinti si vedono i pastori con le loro pecore, preferibilmente su un prato fiorito che ricorda subito l’estate.

 

Ma, pure Beethoven conosceva i capricci di questa stagione. Nel finale della sinfonia, i suoi timpani annunciano un tipico temporale estivo. Corto e fortissimo.

 

Così sono, al momento, le piogge nel centro d’Europa. Non lasciano alcuna chance al sole. Esso trema ancora dietro le nuvole. Di rado riesce a sfondare quel grigio uggioso e sgradevole. Appena sbocca il sole, è così arrabbiato che quasi ci soffoca con le stoccate dei suoi raggi caldi. Le temperature sembrano aversi smarrito sull’ottovolante…

 

 

 

L’estate può essere così bello! Dovrebbe fare il giro anche qui! I miei ricordi non vanno tanto lontano. Eppure, sembra che questo paese sia stato dimenticato dal sole. Qualcuno molto più in alto dovrebbe fargli ricordare che oggi inizia la stagione estiva. Almeno così è scritto sul calendario. Quindi, per favore: La luna piena è passata. Il vento può liberare il cielo dalle nuvole. Il sole può asciugare le lacrime dalla terra e illuminare la nostra mente. Sotto la coperta delle nuvole grigie facciamo fatica a mantenere un buon umore e di seguire con ardore il nostro lavoro.

 

Caro sole, abbiamo bisogno di te! Non abbandonarci!

 

 

 

 

 

 

18 giugno

 

 

Norvegia - impressioni di un viaggio ...

 

 

 

 

La strada era stretta e aveva molte curve. Ai lati ci accompagnavano laghi e fiordi. Di rado potevamo vedere il mare aperto. Eppure sapevo che andavamo da ovest verso est, quindi, il mare doveva trovarsi sulla mia destra. Presto avevo la sensazione di perdere l’orientamento. Non smettevo di meravigliarmi per quelle innumerevoli pietre sui prati che, qualche volta, spuntavano anche in mezzo all’acqua. Con la spiegazione che si trattava di ghiacciai che nel corso dei secoli si sono pietrificati, iniziavano le mie sorprese in Norvegia. È stato il mio primo viaggio in questo paese.

 

Alla fine di aprile il paesaggio si presentava ancora molto spoglio. Niente verde, niente fiori, né anche un foglio sugli alberi. Soltanto un vento gelido che non dava certo una chance alla primavera. Una sera aveva pure nevicato. La neve non è rimasta a terra, ma, persino i nostri amici norvegesi sono stati sorpresi.

 

Il viaggio dall’aeroporto di Stavanger fino a Farsund sulla riviera norvegese si prolungava all’estremo. Bisogna rendersi conto che il limite consentito sulle strade è di 80 km/h e, di tanto in tanto, ci sono tappe con limiti da 40 a 60 km/h. Ragione per cui i 150 km possono allungarsi all’inverosimile.

 

Dietro a quelle dune alte si nascondeva la spiaggia con una sorprendente sabbia molto fine, che si estende per oltre 30 km. Purtroppo si può sfruttare quella striscia sabbiosa soltanto da otto a dieci settimane l’anno. Da fine giugno fino alla metà di agosto il clima si scalda pure qui. Credo alle parole del nostro genero norvegese. E tento invano di resistere al vento freddo e di sfruttare il pomeriggio, nonostante la pioggia, per una gita nei dintorni.

 

Qui sulla costa le case non sono così colorate come li ho visti sui dépliant turistici di Bergen. Ho visto molte case e anche edifici bianche e azzurre. L’amore per la natura dei norvegesi arriva a tal punto che costruiscono case per le vacanze spensieratamente sulle rocce emergenti che spuntano dal mare come minuscole isole. Ma, riscaldamento, elettricità e, beh, sì, … come regoleranno la fognatura? Non osavo chiederlo.

 

Dovevo combattere due grandi paure: la lingua e il cibo. Ebbene, ho imparato presto che la lingua norvegese abbia le stesse radici linguistiche della lingua tedesca. Molte parole sono simili nella cacofonia come nell’ortografia. Sono stata sorpresa quanto ho potuto comprendere. Se non ogni parola, almeno il senso della frase. Il mio primo pregiudizio è stato eliminato presto.

 

Due volte siamo andati a cena fuori. Una volta giù al porto. L’altra volta su in montagna, in un albergo con vista mozzafiato sui fiordi. Ogni volta siamo stati gli unici clienti della serata. Non aveva nulla a che fare con la stagione. I norvegesi preferiscono invitare nelle loro case. Fanno persino il pane nel proprio forno. In tutte le case private che potevo frequentare, ho sempre trovato grandi tavoli da pranzo, comodi fino a dodici persone. Nessuna chance per ristoranti. I norvegesi con la loro indole tranquilla e sovente riflessiva osservano soprattutto i coraggiosi stranieri che aprono dei locali e entro due anni al massimo sono costretti a chiuderli. In una casa privata è più accogliente e si passa la serata con persone amiche. Si sa, ciò che si beve e ciò che si mangia. Nessuno teme la fatica. Fa parte del gioco e diverte. Lo conosco anche dal Sud dell’Europa. Anche a casa nostra c’erano sempre tanti ospiti…

 

Ma torniamo al cibo norvegese. È stata la più grande sorpresa per me. Ho mangiato un arrosto di manzo eccezionale. E pure un pesce delizioso. Soltanto la frutta mi è sembrata meno dolce. Può anche darsi che la frutta migliore rimane nel paese d’origine. J Una sera ci aspettavano dei gamberetti freschissimi. Pescati la sera prima e, ancora sul pescareccio, bolliti con acqua salata. L’indomani messi in vendita e subito arrivati sulla nostra tavola. Dovevamo soltanto pulirli. La bontà di questi piccoli, deliziosissimi gamberetti mi ha insegnato di lasciare le conserve negli scaffali dei supermercati.

 

 Tanto, il mio prossimo viaggio in Norvegia è già in programma.

 

 

 

 

 

14 giugno

 

 

La mia famiglia "multi culti"

 

 

 

 

 

Prima di nascere, non ci è consentito di scegliere. In seguito, ogni membro della famiglia avrà le sue preferenze e mescolerà le mentalità e i caratteri dei suoi consanguinei con nuovi entrati, più o meno adatti. La mia famiglia è diventata un incredibile “multi culti”. Me ne sono reso conto durante uno di quei incontri, imposti dalla necessità. (Di rado ci si può sottrarre a un funerale.)

 

Sei adulti e un bambino di un anno trovavano delle sedute comode in quel grande Ford Expedition con un interno sorprendentemente elegante. Persino il bagaglio aveva spazio a sufficienza. Stavamo andando dall’aeroporto al luogo dell’incontro. Cinque nazioni erano unite in quell’automobile: un norvegese, tre italiani, di cui due con sangue serbo nelle vene, una romena e, io sono tedesca con inevitabile influenza italiana (dopo oltre trent’anni di matrimonio con un milanese!). Il piccolo Riccardo diventerà probabilmente un italiano con origini serbo-rumene. Parlavamo prevalentemente italiano e soltanto poco inglese.

 

Lasciavo girare il mio sguardo in quel macchinone. Qui era unita la parte più internazionale della mia famiglia. L’albero genealogico di mio marito è ineccepibilmente italiano. I miei avi sono tutti tedeschi. Eppure non potevamo sfuggire alla nostra personale globalizzazione. Oltre ai parenti serbi (e in seguito, uno di loro ha portato una splendida moglie romena in famiglia) arrivavano i norvegesi, da parte di nostro genero, contribuendo allegramente al “multi culti” con una madre olandese. Per non dimenticare nessuno: la figlia di una mia cugina tedesca è tornata da un suo soggiorno prolungato in Australia con il suo fidanzato che proviene dall’Estonia!

 

Perché scegliere una vita semplice, se quella complicata diventa più interessante?

 

Ogni famiglia (“mescolata a dovere” e non) ha la sua storia. La mia fa cadere tutte le frontiere dell’Europa da Nord a Sudest. Come al parlamento europeo, nemmeno per noi esiste una lingua in comune! E, non contenti della mescolanza internazionale, pure le regioni interne dei vari paesi possono contribuire a mescolare le mentalità per benino. È passato tanto tempo da quando si poteva ancora riconoscere la provenienza di una persona sentendo semplicemente il suo nome oppure osservando attentamente la sua indole.

 

Tipico tedesco. Tipico italiano. Con questi clichés non si può più costruire dei pregiudizi.

 

Con la costante crescita “d’importazione” in famiglia, allargandosi pure nella cerchia di amici, s’impara velocemente di dare importanza al carattere individuale di una persona anziché al suo luogo di nascita. Non si può più nemmeno parlare di un’origine. Anch’io, nel mio personale “multi culti”, non mi sono limitata alla propria famiglia, la quale è già abbastanza internazionale. No, ho anche degli ottimi amici in Russia e in India. Nel corso della mia vita ho trovato pure dei medici “senza frontiere”: In Italia mi ha stupito un ginecologo proveniente dalla Bolivia. In Germania è stato un ottimo dermatologo di Abu Dhabi e, ho subito un intervento delicato con un resultato fantastico, eseguito da un chirurgo polacco. Con le parrucchiere diventa ancora più impressionante: A Milano ho fatto delle ottime esperienze con i cinesi. A Monaco proveniva la nostra parrucchiera preferita dalla Bosnia, ma, il taglio migliore lo faceva una giovane afgana, che purtroppo si è trasferita a Brema. (fino a Francoforte l’avevo seguita.)

 

Nel mondo odierno, non ha più importanza da dove provengo, bensì cosa so fare e dove mi trovo meglio e con chi mi sento proprio bene.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

29 aprile

 

 

 

La persistenza nell'amore

 

 

 

 

 

 

 

L'amore viene sovente confuso con l'attrazione, ma il vero amore supera tempeste e resiste a tutte le temperie. Ho avuto la fortuna di incontrarlo e ora me lo tengo stretto, stretto!

 

Quando hai trovato la persona giusta, bisogna saperla tenere e non fuggire al primo temporale! È più facile incontrare una persona che passare poi veramente tutta la vita insieme. Eppure, ne vale la pena!

 

Chi altro troverebbe attraente le vostre rughe? E quando aggiungi qualche chilo? Troppe ore alla scrivania, troppi inviti a pranzi e cene...

 

Mio marito mi ha sempre supportato, a ogni dieta, a ogni voglia di movimento. Gli piace mantenere la mia … silhouette. Tuttavia ha sempre un complimento pronto, tutte le volte che sono triste e non posso guardarmi allo specchio. In un primo istante mi arrabbio, ma quando mi dimostra il ridicolo della mia reazione, finiamo a riderci su insieme.

 

Ridiamo spesso e volentieri. È diventato la nostra arma segreta per soffocare una voglia di litigare ancora prima che possa nascere. Uno sguardo derisorio, un sogghigno ironico oppure, una parola spiritosa è già sufficiente e un riso incontrollabile salva la situazione.

 

Quando siamo tristi, spesso è sufficiente un abbraccio silenzioso, uno sguardo amorevole oppure, un bacino di volata.

 

Sono qui per te. Soltanto quello conta. La ragione per la tua tristezza, la superiamo insieme.

 

Così possiamo interpretare queste piccole carezze, necessarie alla sopravvivenza.

 

Questa vita insieme in armonia non cade dal cielo! Cresce pian piano e s’inserisce nella vita quotidiana. Nei primi anni abbiamo litigato tanto, soprattutto nel nostro comune ufficio! Non è stato facile! Vivere insieme e lavorare insieme! Bisogna coordinare molto. E, naturalmente, siamo anche andati in vacanza insieme. È stato una vita intensa in tutte le direzioni. Molto più faticoso che un rapporto da sera o da weekend che si vive in un matrimonio “normale”. Magari è questa la ragione per la quale le coppie incontrano così tante difficoltà. Perché non vogliono dividere la loro vita, il loro carattere. Nelle ore che li rimane per la vita insieme, non vogliono dividere, non vogliono tollerare, non vogliono dare. Preferiscono continuare il loro modo di vivere, insistere sulle loro abitudini. Ma la vita ci riserva continuamente nuove sfide. Non possiamo sempre dire “no” oppure andarcene al primo ostacolo che ci sfida. Chi ama veramente riprova tutti i giorni di conoscere le esigenze del suo partner, di comprendere le debolezze.

 

Questo è per me il vero amore. Questa tenerezza profonda parte dal cuore, svolazza attraverso lo stomaco e ci fa sentire le famose farfalle nella pancia. Esiste qualcosa di più bello?

 

 

 

Dior
Dior

 

 

 

21 marzo

 

 

 

Sensazioni primaverili

 

 

 

L'aria è ancora frizzante.

Dalla terra, già da settimane, spuntano tutti i messaggeri primaverili. Campanellini di neve, croco. Arbusti e cespugli si presentano pieni di germogli vogliosi di esplodere in fiorellini. Il grigio inverno deve lasciare il posto alla cangiante primavera. Le bancarelle dei mercati diventano sempre più colorati. Primule, narcissi, tulipani e viole vogliono riempire il nostro mondo con le loro infinite sfumature.

 

I raggi prepotenti di un sole rinato illuminano ogni angolo remoto delle nostre case. A volte, la sua luce abbagliante ci fa chiudere gli occhi. Dopo tante settimane di pioggia e cielo coperto non siamo più abituati alla potenza del sole.

 

Aprite gli occhi e cominciate le pulizie di primavera! Quante cose si sono accumulate negli angoli delle nostre stanze!

 

Comodità impolverate di giorni senza vita!

 

L'inerzia d'inverno sarà cacciata dalla primavera!

 

Con il primo sole resistente andiamo fuori dall'aria secca del riscaldamento. Il cervello si rinforza con l'ossigeno fresco. Ogni movimento ci riesce più facile. Ogni passo porta il corpo verso la naturale disintossicazione. I chili se ne vanno e la pelle si rinforza e diventa più liscia e avrà un colore più sano. Gli ormoni si liberano e incitano la nostra gioia di vita. Adesso vediamo il bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto.

 

La primavera sveglia i nostri sensi. Diventiamo più ricettivi per l'immensa varietà di colori e profumi che ora sbocciano nella natura. Loro emanano una magnifica, enorme energia. Dobbiamo soltanto raccoglierla e portarla nelle nostre stanze, nella nostra mente. Allora possiamo guardare più mirati i nostri progetti e i nostri piani e realizzarli con più concretezza.

 

La natura rivive. Il mondo affiora. Vogliamo esserci anche noi.

 

 

 

 

 

 

 

20 marzo

 

 

 

La settimana santa

 

 

 

La settimana tra la domenica delle palme e la domenica di pasqua è chiamata "settimana santa". Questi giorni dovrebbero essere dedicate al digiuno e alla meditazione. Ma chi segue oggi ancora le antiche regole?

 

Le incessanti unioni tra le etiche più variate di tutti i paesi hanno raggiunto pure le religioni. Alla fine ci si accorge che dio è sempre lo stesso. Si cambia soltanto il nome. In origine, le regole della fede furono norme individuali per le persone pie. A secondo l'origine e la mentalità si vietò questo e si ordinò quest'altro. Fece sentire bene e fu efficace. I popoli e le loro religioni si mescolano da decenni a causa della globalizzazione. In una si agitano i fanatici. Nell'altra regna la saggezza. E in qualcun'altra ancora si guarda con un po' più di superficialità. I cristiani si comportano spesso così. Si vede soprattutto durante il periodo del digiuno. In realtà è previsto dal mercoledì delle ceneri fino la domenica di pasqua. Presto si ridusse alla settimana santa. E anche qui oggigiorni si digiuno raramente.

 

Ricordo delle donne pie che mi affascinarono quando ero bambina, perché piansero delle vere lacrime durante la messa del venerdì santo. Ringraziarono un uomo, che si è preso dei dolori atroci per loro ed è morto in seguito alle sue sofferenze. Già da alcuni decenni il venerdì santo è stato abolito dal governo italiano come festività religiosa. Eppure, secondo la bibbia cristiana ne costituisce una delle rimembranze più importanti per la sua religione.

 

Devo ammettere, che non partecipo più alle messe. Preferisco la musica, quella che tira fuori i sentimenti dagli angoli più remoti della nostra anima. La Passione secondo Giovanni di Johann Sebastian Bach è uno di questi capolavori. Narra in maniera eccellente la Via Crucis di Gesù. Involve la misericordia, la sofferenza e incoscientemente partecipiamo al suo destino. Quando è risuonata l'ultima nota, tante cose echeggiano ancora nella mia mente. Prendo lo spunto e guardo molto profondamente nella mia anima. La musica è stata l'elemento stimolatore. Peccati nascosti vengono rimpianti e forse  sistemati. Non è mai troppo tardi riconoscere passi falsi e almeno tentare di riconciliarsi. Un perdono, un abbraccio, un bel gesto verso la persona che abbiamo ferito o insultato, cui dobbiamo qualcosa, non conosce data di scadenza.

 

Questi sentimenti ed emozioni si possono vivere anche con un altro capolavoro della musica classica. Le ultime sette parole di Gesù alla croce di Joseph Haydn. Quasi nessuno conoscerà queste citazioni a memoria. Perciò è bene leggerli mentre la musica ci porta in un altro mondo. Anche qui ci troviamo presto in un'altra dimensione. A ogni frase di Gesù possiamo trovare paralleli personali. Bisogna soltanto scovare dentro di sé, nell'anima. Ogni tanto fa molto bene. La mente si sente liberata e si compiace per la liberazione di qualche rifiuto, il cui contenuto ha dovuto portare troppo tempo con sé.

 

Ormai pasqua è come Natale. Una festa di consumo e dei pranzi. Interminabili tavolate con cibi abbondanti oppure qualche viaggetto durante il weekend prolungato è diventato più importante della ragione originale, per la quale queste feste sono state pensate.

 

Un po' di riflessione non guasterebbe all'uno o all'altra...

 

 

 

John Salminen
John Salminen

 

 

 

 

17 marzo

 

 

 

 

Mutare i pregiudizi in tolleranza

 

 

Tra i miei contatti su Facebook ("amici" è un tantino esagerato. Nelle reti sociali questa parola è usata in modo assai superficiale) si trovano alcuni ragazzi di Amburgo. I giovani uomini (che si sente onorato chi si ritiene più anziano) sono molto simpatici e nei loro post, commenti e "Like" non hanno certo la puzza sotto il naso. Ho dovuto fare tutt'altra esperienza con alcune persone di aziende amburghesi. Magari sono diversi nel lavoro. Può darsi. In questo caso sono l'esempio migliore con cui vorrei rendere chiara la mia tesi.

 

Loro sono la propensa eccezione con la quale si può proteggere da una pericolosa generalizzazione!

 

Nella mia vita ho dovuto fare troppe volte delle esperienze negative con aziende d'Amburgo - a prescindere da quale angolo provenissero i relativi impiegati e proprietari -, cosicché tiravo fuori le mie antenne per avvisarmi di usare la precauzione qualora abbia a che fare con persone di questa città.

 

Potrebbe succedere se dovessi fare di ogni erba un fascio. Tali pregiudizi possono portare a delle fatali conseguenze. La storia lo insegna. Perché non  impariamo nulla?

 

Proprio in questa società di multi-culti, dove ognuno, qualora si ritenga idoneo, sceglie il suo paese preferito per lavorare, per abitare, per vivere. In seguito si costituiscono delle famiglie come li ho conosciuti anch'io:

 

La madre è serba, il padre è italiano, la figlia (di conseguenza) è italiana, sposa un norvegese, cui padre è (naturalmente?) un norvegese, ma sua madre è olandese. Ora, la serba-italiana e l'olandese-norvegese hanno avuto a loro volta una figlia. Rimarrà norvegese o diventa italiana? Con quante lingue crescerà?

 

Questo esempio non è stato inventato! Tutte le persone sono vere e hanno un nome! Per quanto possa sembrare incredibile. Succederà sempre più spesso.

 

Personalmente ho fatto molte esperienze negative!

 

La tedesca!

 

Tutt'a un tratto sentì l'intera storia della Germania sulle mie spalle! Come mi sono difesa! Quando ero giovane, in modo assai infastidito e irritato. In fondo sono nata decenni dopo la seconda guerra mondiale. Ma questo piccolo dettaglio non interessava a nessuno.

 

Oggi posso reagire in modo più ragionato. Tuttavia, comprendo molto bene come ci si sente quando si viene paragonato con la peggiore feccia del paese d'origine.

 

Cattive persone ci sono dappertutto. Non bisogna cercare a lungo e a largo. Puoi trovarli nel prossimo vicinato. Eppure, non posso incontrare il mio nuovo vicino con malsana diffidenza, soltanto perché proviene da un paese o da una città con cui abitanti ho avuto delle esperienze negative.

 

Peter Maffay è un bravissimo cantautore di origine rumena. È cresciuto in Germania, dove gode tutt'oggi di una grande popolarità. Negli anni Ottanta e Novanta ho attraversato mezz'Europa per partecipare ai suoi concerti. Qualche anno fa un ragazzino romeno mi ha rubato la borsa sul parcheggio di un supermercato. Entrambi sono nati nello stesso paese. Ciò nonostante non seguono lo stesso stile di vita!

 

Il mondo diventa sempre più piccolo. Sarà inevitabile che continuiamo di mescolarci. Non esisteranno soltanto gli "Stati Uniti d'America" (nemmeno là ha più un senso la parola "Uniti") oppure un paese d'immigranti per eccellenza come l'Australia. Anche in Europa si confonderanno le caratteristiche d'origine. In alcuni regioni si tenta di mantenere le tradizioni e gl'usi. Ma le caratteristiche fisiche si sono già cambiate da tanto tempo. In alcuni paesi ciò si chiama "integrazione".

 

Riprendo l'esempio degli USA. Un vero americano è sempre un indigeno! Tutti gli altri sono immigranti! (Non m'interessa la costituzione americano che rilascia automaticamente la nazionalità ad ognuno che nasce sul territorio americano.) Tra di loro ci sono tanti tedeschi! Ancor più inglesi, irlandesi, italiani, francesi, olandesi e possiamo elencare tutti i paesi europei! Avevano soltanto una cosa in comune. Togliere la terra alle persone che vi sono nato e mettere le proprie radici. Perché non sono rimasti nei propri paesi europei dove sono nati?

 

La storia ci insegna che i pregiudizi di oggi furono le scuse del passato.

 

Per questo è molto importante a costruire una sana essenziale tolleranza.

 

Accettare le persone come individuo, come persona singola e MAI come l'appartenente ad una nazione, ad una razza!

 

 

 

Jewellery Theatre
Jewellery Theatre

 

 

 

13 marzo

 

 

Togliere i sassolini dalla scarpa

 

 

 

Le pietre sono i primi compagni di viaggio sulla nostra lunga strada attraverso la vita.

 

 

I primi uomini sulla terra videro quelle pietre senza vita e li fecero rotolare. Quelli pratici costruirono delle case. Gli artisti scolpirono delle statue.

 

A poco a poco si riconobbero le varie qualità delle pietre. Non si potevano soltanto costruire case e creare delle sculture. Iniziarono a produrre anche degli oggetti per tutti i giorni. Crearono oggetti d'arte per il puro piacere degli occhi.

 

Molto presto si riconobbe la bellezza di certe pietre. Con il passare del tempo diventarono sempre più brillanti. Con gli arnesi adatti i bravi artigiani tirarono fuori loro incomparabile splendore. Con molta abilità e un'indole naturale per l'estetica liberarono il loro fuoco, la loro scintilla. Ciò che nella roccia o nella terra sembrò opaco e timido diventò, grazie alla bravura artistica, sempre più brillante e colorato. I tagli furono calcolati con precisione matematica. Le faccette si allargarono nell'immensità delle forme. La fantasia non conobbe più limiti. Con la tecnica che avanzava, i tagli delle pietre preziose diventavano più complicati e incredibili.

 

Dalle pietre grezze si ricavano piccole opere d'arte. Questo porta a una bella interpretazione della pietra in sé. Il suo ricavo e la sua elaborazione danno lavoro a diverse industrie in tutto il mondo. Eppure non si può ancora eliminare la faticosa mano d'opera. In tanti paesi e in aree con accessi ardui gli occhi attenti e le mani agili sono a tutt'oggi insostituibili per la selezione delle pietre preziose.

 

Penso a questi nobili esemplari quando qualcuno mi vuole mettere "dei sassolini nelle scarpe". Sarà soltanto una metafora. Ad ogni modo, prendiamo gli ostacoli nelle nostre mani e trattiamoli come delle gemme preziose. Se non si adattano per dei gioielli, possiamo sempre utilizzarli per le tegole con cui costruiamo la nostra vita. Importante è che non li vediamo più come intralci, bensì come parte della nostra esperienza. E inseriamoli come base redditizia per il nostro prossimo progetto.

 

 

 

 

 

 

 

 

8 marzo

 

 

Le mie riflessioni sulla festa della donna

 

 

Auguri a tutte le donne che si riconoscono nella loro femminilitá!

 

Quest’ultimo aspetto non è accettato da tutte le donne. Passano la loro vita intera con l’intenzione di voler dimostrare qualcosa. Portare i pantaloni è diventato il motto delle “maschiette”. Non li preferiscono perché hanno delle gambe storte. Intendono nascondere il lato femminile. Lo opprimano volentieri,  anche con un atteggiamento poco femminile.

 

Essere un uomo in gamba!

 

Come se non ci fossero già abbastanza di questa specie in circolazione. Dominare gli uomini con la forza. Non è affatto necessario. È così piacevole ottenere molto di più con un bel sorriso anziché con spiacevoli discussioni e prepotenze.

 

Non voglio essere emancipata!

 

Non posso fare ciò che sono in grado di dare gli uomini. Non lo voglio nemmeno provare! È molto più piacevole quando un uomo mi apre la porta anziché sbattermela sul muso.

 

Non contesto che ci sono delle donne deboli, così, come si può incontrare anche degli uomini deboli. Tuttavia non mi è possibile di accettare a priori la parte della donna = vittima. Ho conosciuto tante donne del mondo orientale e arabo. Non sono affatto sottomesse! Guidano le loro famiglie con la stessa grinta e autostima come noi qui nell’occidente.

 

Ingiustizie e maltrattamenti ci sono dappertutto e non dimentichiamoci che sono eseguiti da entrambi i sessi. Questa è l’emancipazione più triste per me.

 

Noi donne non siamo vittime per eccellenza!

 

 

27 febbraio

 

 

 

 Il silenzio è lo yoga per l’anima

 

 

 

 

 

Il silenzio per me è rilassante e rigenerante. Non richiede alcun convenevole, tanto per dire qualcosa. Non pretende nessuna retorica, né esige un commento forzato. Concede l’attesa alla risposta fin quando le parole si sono unite a frasi sensate.

 

Il silenzio aiuta di scomporre il caos nella testa. I pensieri ossessivi saranno buttati fuori. I problemi ricevono la loro meritata analisi. Progetti e desideri vivono nuovi concetti. Nella quiete si riuniscono i pezzi staccati del mosaico in un puzzle ben ordinato.

 

Mente e anima si distendono. Il buon senso ha terminato le vacanze. Chiarezza e saggezza affinano il giudizio. Anche la consapevolezza è tornata nel suo consueto ambiente.

 

Durante una conversazione il silenzio s’impone per due motivi. Prima di tutto la mente deve ascoltare e comprendere. Poi il pensiero deve riflettere ed elaborare. Queste corsie sono a doppio binario e si accavallano volentieri. Personalmente preferisco ascoltare e lasciare i miei pensieri liberi. Possono decidere da soli quando e se è proprio il caso di intervenire. Se si pone una domanda la cui risposta è una cortesia obbligata, sarebbe una buona consuetudine di aspettare un attimo più del necessario. Se l’interlocutore è intelligente, ti lascia il tempo. Nel caso contrario rileva solamente la sua insicurezza.

 

L’arte del silenzio sta nelle pause.

 

Di tanto in tanto occorre a ogni abile oratore una breve interruzione per prepararsi meglio alle frasi successive. Quando si trova davanti ad un pubblico affine, questi piccoli sospensioni si riempiono con sguardi pieni di concordante attesa.

 

Una certa sensibilità reciproca aumenta il piacere di ogni conversazione. Queste interruzioni durano soltanto pochi secondi, uno o due battiti di ciglia. Tuttavia sono sufficienti per approfondire l’unisono dei due conversatori e di stabilire la loro identica congruenza. In questi dialoghi la parlata e il silenzio si compensano in perfetta armonia.

trattasi di un estratto dall'omonimo libro

 

 

25 febbraio

 

È tornata la luna piena

 

Mi trovo sotto un albero. Dietro di me il deserto del passato. Davanti a me il mare di speranza del futuro. Su tutto brilla la luna. Non il sole. La luna regna sulla nostra mente. Con sadico piacere mi toglie spesso una parte della notte. Incatena il riposo da qualche parte, voleva soltanto aiutarmi. Il corpo si sente poco bene e si gira da una parte all'altra finché rimane sdraiato sulla schiena.

 

I pensieri si trascinano lenti sul Memory Lane. Tutto sembra confuso in un caos furente. Nessuna porta ci apre la memoria. La disperazione lancia un muto grido che si perde nel silenzio. La mia testa duole. Nella mia mente si è perso un temporale. I suoi fulmini si accodano le loro scie. Il suo martello invisibile colpisce sempre dei punti nuovi. Una volta è l'occipite, un'altra volta è la fronte. Poi bussa sulla riga. Alla fine quel cupo arnese scatena i suoi salti un po' ovunque. Nessun pensiero osa entrare nella ragione. Sembra troppo pericoloso. L'arguzia e la saggezza sono andate in vacanza. Il buon senso aspetta che finisce questa spaventosa tempesta.

 

La luna se la ride. Più disordine crea, più si gonfia. Gongola dominante dalla sua posizione privilegiata. Si scuote dalle risa senza diventare rossa. La sua circonferenza sembra uscire dai suoi limiti. Ridondante riprende il suo cammino. L'inquietudine gli ha pianato la strada. Il cielo non le basta più. Si avvicina alla terra. La gente impazzisce. La trepidazione e la follia mandano tanti in incomprensibili incidenti, altri commettono inspiegabili reati. Nessuno può difendersi.

 

Soltanto, quando la luna si è sfogata. Soltanto allora sminuisce la sua malsana energia. Il suo alone diventa più piccolo. Perde la forza. Il suo aspetto inizia a impallidire. Piano piano si ritira. La gente tira un sospiro di sollievo. La ragione può guidare di nuovo i nostri pensieri.

 

Con un salto spericolato nel freddo mare del futuro, riaffiora la speranza e ci riporta il coraggio.

 

 

 

21 febbraio

 

Benvenuti nel mio studio virtuale

 

Il mio ufficio si trova nell'Internet. La mia scrivania è il laptop. Il silenzio è il mio collaboratore migliore. Posso lavorare quasi ovunque. Importante è la connessione con l'Internet. Altrimenti mi rimane "soltanto" il puro scrivere. Oppure riordinare. Anche su una scrivania virtuale ci può essere rimasto ... qualcosa d’incompleto, raccoglitori che vogliono essere sfoltiti, fotografie che necessitano una scelta accurata.

 

Nella rete sbrigo la mia corrispondenza, seguo le mie ricerche, leggo le notizie e curo il mio sito.

 

Su Facebook posso rilassarmi, curiosare, leggere, commentare, chattare, taggare, conoscere nuove persone. Naturalmente mi sono già "scottata", grazie alla mia sconfinata tolleranza e la mia vastissima curiosità. Ora sono diventata più prudente. Mi capita soltanto di rado che qualche contatto risulterà in seguito indesiderato. Tuttavia, ho a disposizione una certa "libertà protettiva" che mi consente di eliminare definitivamente il soggetto dalla mia "cerchia di amici". Per mia fortuna, non capita spesso. La maggior parte delle mie amicizie su Facebook si è sviluppata in modo assai positivo. Senza limiti potevo conoscere delle persone che nella vita reale non avrei mai incontrato. Sarà per la grande distanza, sarà per il primo contatto visivo. Non sempre è invitante. Al contrario. Con alcuni "contatti" mi sono avvicinata dopo settimane se non addirittura mesi. Sono meravigliosamente stupita con quanti si è creata una vera e propria (se pur strettamente virtuale) relazione.

 

Posso scrivere simili elogi anche al riguardo di Twitter. Pure qui ho conosciuto alcune splendide persone, che non avrei mai potuto avvicinare in nessun'altra maniera nella mia vita reale.

 

Anche l'età non crea molti problemi nella rete. Tanti lo nascondono. Per me non è un problema. Magari lo diventa in futuro. Le barriere sociali sono sovente aggirate in maniera molto garbata e quindi assai accettabile.

 

Non tutte le persone si sono laureate davvero. Ciò nonostante sono altrettanto intelligenti e colte. Soprattutto su Facebook si legge spesso che hanno frequentato "l'università della vita". In un primo momento fa un po' sorridere. Tuttavia dovrebbe essere più rispettato. Sono convinta che sia l'istituto pedagogico più severo e più tosto che ci sia. Innanzitutto, non c'è scampo. Forse soltanto con apatica ignoranza. Per tutti quelli che amano apprendere, che guardano e ascoltano intorno a loro con curiosità e variegati interessi e per la stessa ragione navigano nella rete. Per queste persone, sveglie e vivaci, non serve assolutamente d'avere una laurea di base.

 

Imparare dagli altri e adattarlo per se stessi.

 

Questo è un Leitmotiv il cui contenuto fu già insegnato da un certo Seneca qualcosa come duemila anni orsono. Insegna semplicemente di non fermarsi, ma nemmeno di lasciarsi trascinare dal gregge. Dovremmo comprendere e curare il nostro carattere, la nostra indole. Ciò significa anche correggere, se necessario. Siamo arrivati alla vera intelligenza. Riconoscere l'errore, anche di noi stessi! Ognuno può lavorare sulla propria mente. Deve soltanto volerlo. Può favorire se stesso.

 

Ci sarebbe soltanto un classico nemico chiamato "la propria vigliaccheria". Superarlo non è facile. Lo so bene per esperienza. Non possiedo il dono della disciplina. Posso accendere l'entusiasmo per una cosa e lavorare fino allo svenimento. Nello stesso tempo posso oppormi a ogni costringimento, a ogni pressione di tempo. Qualora questa difesa porti in un tunnel chiamato "apatia", (oramai) nella mia testa fa "clic" e non metto piede nella "galleria della pigrizia". L'ho imparato faticosamente durante anni, se non decenni. Non è stato facile. Non è stato nemmeno divertente. Tuttavia, i successi raggiunti mi hanno convinto. Che si trattasse della ginnastica regolare oppure appuntamenti antipatici sull'agenda, peggio sono soltanto quegli interminabili elenchi "Da Fare", pure da me compilati e altrettanto odiati dal profondo del mio cuore. È vero che mettono ordine nella mia mente e nel modo di agire, portarli a termine, però, necessita una buona dose di disciplina.